E’ polemica fra il Riformista e l’Unità. Riporto prima l’articolo pubblicato su Dagospia e poi quello sul Barbiere della Sera.
DAGOSPIAAntonio Polito: “Sono soddisfatto, il giornale va bene, è presente e si fa sentire nel dibattito politico, è citato, letto e ascoltato”Soddisfatto.“Eccome se sono soddisfatto. Il giornale va bene, è presente e si fa sentire nel dibattito politico, è citato, letto e ascoltato. Lavoriamo per rompere i tabù più radicati e vetusti della sinistra.Abbiamo spazio in un pubblico di sentimenti riformisti, gente che ha voglia di partecipare. Gente comune. Non siamo solo un giornale di mazzette. Non solo per quelli che mangiano pane e politica, dal consigliere comunale in su”.Questo è il Riformista secondo il suo direttore Antonio Polito che chiacchierando con il Barbiere della Sera ha commentato i primi giorni di vita del quotidiano. Polito intravvede un futuro rosa per la sua testata arancione.La tabella di marcia del Riformista prevede tre anni di naja e di venduto tra le 5.000 copie (il primo anno) e le 7.000 (il terzo anno). Con il quarto anno di vita arriveranno anche le provvidenze per l’editoria previste per le aziende editrici in forma cooperativa. E si respirerà meglio anche sul piano amministrativo.D’accordo, ma quando vende veramente Il Riformista?Il Barbiere della Sera si è procurato un tabulato della distribuzione relativa alla settimana tra lunedì 28 Ottobre e sabato 2 Novembre su 16 piazze campione: Brescia, Paderno (Milano), Venezia, Padova, Pordenone, Monferrato, Bologna, Reggio Emilia, Rimini, Ancona, Perugia, Terni, Firenze, Napoli, Bari, Roma.Dall’esame di queste piazze campione si ricava che la percentuale di venduto effettivo a fronte del numero di copie distribuite è mediamente, nella settimana, del 16 per cento, con conseguente reso dell’84 per cento.Se il lunedì 28 ottobre, su queste piazze campione, il Riformista aveva distribuito 23.650 copie (vendendone 3.868), alla fine della settimana, sabato 2 Novembre, la quantità di copie distribuite è scesa a 18.340 (venduto 2.369).Non sembrerebbero cifre particolarmente entusiasmanti per un giornale ancora nella fase di lancio. Ma naturalmente, ad oggi la distribuzione sarà stata raffinata, la tiratura ridimensionata e quindi le percentuali migliorate.“Negli ultimi giorni la tiratura complessiva si è assestata sulle 65 mila copie che vengono distribuite su 29 mila edicole”, dice Polito che poi passa la palla agli uffici che si occupano della diffusione, ovvero a Raffaele Fratangelo. Il quale spiega che, tabulati alla mano, Il Riformista, vende intorno alle 12 mila copie giornaliere.Be’, se fosse così sarebbe davvero un successone. Perfino Il Foglio di Giuliano Ferrara, che è in pista da un bel po’, dovrebbe arrossire. Naturalmente si può fare una legittima tara sulle affermazioni di Fratangelo. Non si chiede all’oste se il vino è buono.Quindi bisogna far da soli. Se, per esempio, venerdì 1 Novembre, come risulta al Barbiere, Il Riformista ha venduto su 16 piazze campione 2.758 copie, e se normalmente come dicono in via della Scrofa, il giornale vende 12.000 copie, ce ne sono almeno 9.242 che mancano all’appello e che dunque dovrebbero arrivare dalle altre piazze italiane.Ci sembrano un po’ tantine.Forse sarebbe più vicino alla realtà un numero ottenuto moltiplicando per 2 il venduto delle 16 piazze campione. Se facciamo sempre riferimento a venerdì 1 Novembre il risultato della moltiplicazione sarebbe 5.516 copie. Un discreto risultato, in linea con i programmi, ma comunque lontanuccio dalle 12 mila dichiarate.
BARBIERE DELLA SERADovevano essere “vivaci conversazioni”, ovvero un franco scambio di opinioni politiche: da un lato la sinistra antagonista e girotondina che riempie le piazze, dall’altro la sinistra ragionevole e riformista che non dice solo “no”. E’ durata appena un mese la pace armata tra l’Unità di Furio Colombo e il Riformista di Antonio Polito.Ricapitoliamo. Dal Riformista di mercoledì 23 ottobre, primo giorno in edicola: “Caro Polito, l’arrivo di un nuovo giornale è sempre una buona notizia. L’arrivo del Riformista promette conversazioni vivaci. Auguri”. Firmato: Furio Colombo, Antonio Padellaro”. Lo stesso giorno usciva sul quotidiano di via Due Macelli un ampio e beneaugurante servizio di Piero Sansonetti, per la serie: “Siamo diversi, ma lunga vita al Riformista”.Inutile dire che il gentlemen agreement, messo a dura prova dalle frequenti rasoiate del Riformista ai vaniloqui di Gianni Vattimo sul caso Sofri, non ha retto alla distanza. Dall’Unità di lunedì 25 novembre, in fondo a un articolo sulla Rai di Natalia Lombardo: “Così, tanto per tenersi buoni gli amici imprenditori di sinistra, Saccà fa un’acuta scelta aziendale: chi paga la Sipra per la pubblicità Rai sui quotidiani? Il Riformista, mezza pagina ripetuta nella settimana, su un foglio da cinquemila copie (forse). ‘Di tutto. Thank you’, recita lo spot di carta. E, per carità, non manchi il Riformista nelle mazzette, così com’è salito in un batter d’occhio alla ribalta delle rassegne stampa in tv”.Botte da orbi, insomma. Alla politica del silenzio nei confronti del Riformista, imposta in redazione da Colombo, s’è sostituita la politica delle randellate. Il passo citato è malizioso (o malevolo) tre volte: si ironizza sulle vendite dell’appena nato Riformista, dimenticando quel che soffrì la storica Unità all’epoca della sua abissale crisi; si attacca Claudio Velardi, editore del Riformista ed ex braccio destro di D’Alema a Palazzo Chigi, dipingendolo come “un imprenditore di sinistra” dagli ambigui rapporti con Saccà; si ipotizzano chissà quali manovre dietro le apparizioni del Riformista nelle rassegne stampa della notte in tv.Risultato: solo il Giornale di Belpietro, osservando da destra la disfida a sinistra, ha difeso il giornale di Polito. Nella sua quotidiana rubrica “L’uovo di Colombo”, intitolata ieri “Affondate il Riformista”, Giorgio Gandola così commenta il passo polemico dell’Unità: “A parte l’invidia poco elegante; a parte quel ‘forse’ che lascia intuire un distratto disprezzo nei confronti dei colleghi; a parte il malcelato odio per il riformismo dalemiano, è singolare che Furio Colombo si faccia baluardo contro tutte le intolleranze, tranne quelle di casa sua. Ma forse domenica invece di fare il giornale – chioserebbe Fortebraccio – il direttore ha santificato la festa facendosi uno shampoo”.
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