da Pier Franco Schiavone
Filippo Facci ci fa scoprire che del problema della giustizia in Italia, nella fattispecie del sistema penale, sono in parte responsabili gli avvocati d’ufficio, anzi gli avvocati d’ufficio che propongono appelli per condanne anche lievi. In Italia esiste una classe forense bella e nobile, della quale fanno parte quegli avvocati dalle ricche parcelle che agiscono nel pieno esercizio del diritto di difesa e che fanno in modo di ritardare i processi, sine die, esclusivamente nell’interesse superiore della giustizia. Gli avvocatini, quelli che difendono d’ufficio gli sfigati, rappresentano invece la vera piaga del nostro sistema, e non solo del nostro. Insomma se ti becchi una condanna a dieci giorni a seguito di prove schiaccianti, non ci si dovrebbe arrogare il diritto di fare appello. Tuttavia chi decide quando le prove sono schiaccianti? Per il giudice che condanna, le prove sono sempre schiaccianti altrimenti non condannerebbe, anzi in presenza del dubbio sarebbe buona norma assolvere. Il giudice indica sempre le prove che sono alla base di una condanna, ma siccome queste, per fortuna, non sono definibili per legge “inconfutabili”, si ha il diritto di proporre appello. In definitiva, cosa si vorrebbe fare degli avvocati d’ufficio se non abolirli? Inserire una nuova norma per cui in presenza di prove ritenute dal giudice schiaccianti, non si possa proporre appello? Creiamo la carriera degli avvocati senza diritto d’appello?
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