da Claudio Sorbo
Caro Claudio, sono Claudio. Ho scritto all’Ambasciata nigeriana sul caso Safya, che conoscevo. Sono inorridito dalla situazione che sta vivendo questa povera ragazza. Nel contempo, ti aggiungo un episodio che ho vissuto cinque giorni fa. Alle 13.40 aspettavo, nella stazione di Bologna, l’Eurostar che mi avrebbe portato a Napoli. A cinque metri da me, su una panchina, era una nigeriana – si é dichiarata tale – che dava il latte da un biberon ad un bimbo di almeno tre anni (almeno stando alle dimensioni del bimbo stesso). Ad un certo punto, mi ha chiesto di allontanarmi, visto che stavo fumando una sigaretta (ripeto, ero a cinque metri da lei ed all’aperto), visto che il fumo avrebbe dato fastidio al bambino…Siccome ho un buon carattere (mi dicono gli altri), mi sono spostato senza commentare. Ho provato però una grande amarezza. Chi mi chiedeva, in quel momento, di spostarmi (roba che nemmeno una mamma svedese avrebbe fatto…), appartiene ad un paese dove legalmente si può lapidare una donna incolpevole. Come dobbiamo interpretare questa gente?
L’interpretazione è fecilissima. Una mamma non ha nazionalità, per fortuna. E pensa, anche ossessivamente, alla salute del figlio. E comunque io rimango dell’idea che se il mondo fosse governato dalle donne (dalle donne vere, non da quelle che pur di emergere si omogeneizzano) non ci sarebbe pena di morte, non ci sarebbero guerre, ci sarebbe meno violenza. (csf)
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