da Alessandro Ceratti
Caro Walter, fossero queste le associazioni a deliquere del governo! Comunque sono in totale disaccordo con te. L’attività produttiva deve essere considerata in primo luogo (se non esclusivamente) per la merce o i servizi che produce e non per il lavoro che implica il quale è piuttosto un sottoprodotto se non una scoria che deve essere minimizzata. Ti sembra un’assurdità? Non è così, infatti se si tratta di dare un lavoro punto e basta è sufficiente distruggere i trattori e mettere i disoccupati a zappare la terra. O a produrre divisioni di nani di gesso da giardino. Se si pensa di chiudere la linea di lavorazione a caldo è perché evidentemente c’è ancora meno bisogno dell’acciaio genovese che dei nani da giardino. Ciò che si deve tutelare sono tutt’al più le persone coinvolte, non certo il loro lavoro. E questo è un problema grave di difficile soluzione. Bisogna preoccuparsi dei disoccupati non perché sono persone senza lavoro ma perché sono persone.
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