da Filippo Facci
Letta l’intervista a Parenti. E continuo a pensare che il servizio suiparlamentari drogati, per esempio, quello delle Iene, fosse una schifezza.Mentre continua non essermi chiaro, per il resto, se quelli delle Ienefacciano dei gran pezzi di giornalismo che poi sono costretti a mortificarecon un linguaggio un po’ scemotto, talvolta, oppure se è proprio quellinguaggio un po’ scemotto a permetter loro di realizzare, talvolta, deigran pezzi di giornalismo. Lo dico perchè ho visto dei servizi, un po’ ditempo fa, un martedì sera, che rispetto al giornalismo di serie A difettavasoltanto di un linguaggio serioso. C’era un reportage sulla Napoli diScampia (la vita di due ex spacciatori monitorata a un anno di distanza) cheper cura e impegno vale cinquecento di quei reportage spesso raffazzonatidai quotidiani. Idem per un servizio in cui si acquistava cocaina in mezzaItalia e la si faceva analizzare da un laboratorio, così da far comprendereche accidenti di schifezze avessero ci mischiato dentro. Un serviziosull’effettivo funzionamento del Monte dei Pegni di Milano, poi, non privodi una sensibilità non sempre facile a una Iena, era qualcosa chesemplicemente non avevo mai visto. E una morale specifica non ce l’ho, aparte la solita: che a definire il giornalismo ufficiale, oggi, è sempremeno l’effettivo contenuto e sempre più la formalistica confezione. C’erapiù giornalismo in un minuto delle Iene, martedì, che nell’intera carrieradi tanti impiegati della notizia. Tenete conto che a Mediaset quelli delleIene non sono neppure inquadrati come giornalisti, ma come autori,esattamente come quelli di Striscia la notizia. Perché costano meno,oltretutto.Nb: io-non-sbaglio-mai-i-congiun-tivi.
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