da Giuseppe Merola
In altri Paesi chi sta al potere politico ha dentro di sè la prospettiva che la prossima volta altri possano sostituirlo. In quello nostro invece è ancora radicata la cultura, il modo di pensare e di agire, di riuscire a creare un centro di potere politico stabile nel quale, di volta in volta a seconda dell’andamento dei risultati elettorali, raccogliere coloro che stanno ai fianchi. E’ la nostra alternanzina. Questa prospettiva si basa su di un elettorato fortemente moderato, poco incline ai cambiamenti, condizionato da una cultura dominante che impedisce la critica ed il confronto. Ieri la DC, oggi il sommovimento Rutellofolliniano. Se costoro riusciranno a raggranellare un 20/25 %, potranno riessere di nuovo gli arbitri della situazione, occupando stabilmente i principali apparati dello Stato, delle imprese che contano, delle Lobbies che influenzano la Politica.Certo gli interessi del Paese vorrebbero che prevalesse la cultura dell’alternanza delle parti, che dovrebbe includere la possibilità di cambiare. La cultura del “potere” invece non può tenere conto di queste cose, in quanto dovendo mantenere la situazione, deve privilegiare gli interessi propri mortificando quelli del Paese. Credo che due uomini in Italia abbiano cercato di non far prevalere, in modo sfacciato, gli interessi della loro parte per tenere in un certo conto gli interessi dello Stato. Sono stati fatti fuori: dai loro non dagli avversari o dai votanti alle elezioni. De Gasperi (1953) e Prodi (1998).
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