E’ MORTO GIANO ACCAMEEra una persona per bene. Un po’ fascista. Ma molto critico. E simpatico. Lo intervistai nel febbraio del 2004 nella sua casa romana affacciata sul Tevere. Cercai inutilmente di farlo parlare di golpe. Ecco il brano. Quando vennero fuori i documenti del «golpe bianco» di Sogno tu risultasti ministro della Pubblica Istruzione.«Vanterie di una persona anziana che voleva stupire. Sogno era intelligente, simpatico, coraggioso. Ma era il birichino di mammà».Il governo del golpe bianco esisteva o no?«Secondo l’elenco di Sogno c’erano quelli informati del golpe, come Pacciardi e Brosio, che guarda caso erano tutti morti. Poi quelli ancora viventi che si supponeva avrebbero aderito, ma non ne sapevano niente, segnati con l’asterischetto».Tu eri con l’asterischetto?«Certo. Ma non mi dava fastidio essere indicato come golpista. Semmai mi seccò essere indicato come ministro della Pubblica Istruzione e non degli Interni».Hai mai sognato un golpe? «Una certa spinta poteva anche avvenire. Ma Pacciardi sosteneva sempre che non ci si può sedere sulle baionette. E quindi offriva a un’eventuale iniziativa militare una soluzione politica. Tipo De Gaulle, e non come Praga o il Cile».Ne parlavate?«Certo che ne parlavamo. Dovevamo in continuazione difenderci dalle accuse di golpismo. Il sistema partitocratico aveva paura di Pacciardi perché rompeva dal di dentro. Era stato il miglior ministro della Difesa e godeva di grande prestigio negli ambienti militari».Avete mai pensato seriamente a un golpe?«Siamo stati molto più impegnati a difenderci dalle accuse».Diciamo 90 per cento a difendervi e 10 per cento a pensarci?«Odio i velleitarismi. Uno le cose le fa oppure non se ne vanta». Ma voi ci pensavate?«Non l’abbiamo fatto».Sei un’anguilla. Non l’avete fatto solo perché non eravate in grado? Oppure eravate contrari?«Eravamo contrari ad essere accusati per queste cose». Insomma non mi vuoi rispondere.«No».
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