da Raffaello Campagna, Roma
La diatriba Travaglio-Armeni, con l’odierno contributo demenziale della Palombelli, ricalca in maniera speculare la vicenda di Sabina Guzzanti dell’anno scorso, nella quale si distinsero i “giornalisti” del Riformista e del Foglio: non avendo argomenti per controbattere le affermazioni, sempre documentate e difficilmente attaccabili nella sostanza, di Marco Travaglio – uno degli autori del programma della Guzzanti – ci si attacca ad un termine (l’anno scorso la “razza ebraica”, questa volta l'”accucciarsi”), per giustificare farneticanti accuse di antisemitismo in un caso, di maschilismo nell’altro.Questo modo di argomentare, del resto, non a caso coincide con quello del nostro premier, che a fronte di ogni rilievo nei confronti suoi e del suo governo reagisce accusando i suoi interlocutori di essere “comunisti”: non c’entra niente, ma adesso sono loro che devono giustificarsi!
Nessun commento.
Commenti chiusi.