da Francesco Nardi (www.francesconardi.it)
Gentile Sabelli Fioretti, leggendo l’intervista a Lele Mora sul Corriere Magazine di questa settimana, ho notato una sua improvvisa, e per’altro nuovissima per lei, caduta di stile. Nel mentre favoleggiava di orologi sbarluccicanti con il suo illustre ospite, le è capitato di meravigliarsi del valore, enorme, di una di queste macchine segna-tempo che il Mora ostentava al polso. E’ stato allora che, sicuramente senza rendersene conto, le scappava questa infelicissima frase riferita all’orologio del Mora:”Se ci vai in giro a Napoli ti staccano l’avambraccio”. Vede, gentile Sabello Fioretti, non le scrivo per sottolineare la banale erroneità ed indelicatezza della sua asserzione, poichè sono convinto che appena notata avrà a scusarsene con i suoi lettori napoletani, ma piuttosto per significare a Lei, ed a chi come Lei possa incorrere in quest’errore, che consacrare il luogo comune di una Napoli priva delle condizioni minime di vivibilità non giova nè alla Città, nè certamente alla comodità retorica di chi voglia farne così superficiale esempio. Le rinnovo la mia stima e da napoletano la scuso, fin d’ora, certo come sono della sua buona fede e delle sue scuse. Cordialità,
Vede caro Francesco questo è un esempio di buonismo che non mi piace. Io faccio il giornalista e mi sono imbattuto spesso in notizie provenienti da Napoli riguardanti un sistema singolare e fantasioso di scippo tipico della capitale partenopea: strappare gli orologi (soprattutto i Rolex) a quegli autisti distratti che viaggiano con il finestrino aperto e il gomito appoggiato fuori dell’automobile. Possiamo su ciò fare un po’ di sano umorismo? C’è bisogno di invocare il rispetto della napoletanità? Io non mi arrabbio se qualcuno per prendermi in giro mi chiama terrone.PS. La ringrazio della stima e del perdono che mi concede. Ma le voglio dare un consiglio: non dia mai per scontate le scuse, pretenderle è una forma di arroganza. (csf)
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