da Muin Masri
Se gli italiani moriranno democristiani, noi palestinesi moriremo cinesi. La Palestina, infatti, è diventata come la tigre di carta: questa predica sviluppo e libertà commerciale, ma appena un suo imprenditore, per esempio il fondatore di Alibaba Group Jack Ma Yun, critica il governo per la modalità di gestione della finanza e delle banche, ecco che sparisce misteriosamente. La Palestina, invece, che lotta per la libertà di espressione e di movimento, non appena un suo artista, per esempio la coraggiosa Dj techno Sama’ Abdulhadi cerca di realizzare un documentario con tanto di permesso dal ministero del Turismo palestinese, viene prima arrestata e poi rilasciata su cauzione perché “la musica techno non fa parte del patrimonio culturale palestinese”. Se gli italiani hanno Conte, Di Maio e Renzi che non vogliono cambiare il percorso naturale della politica democristiana, c’è chi sta peggio: Palestina e Cina, per esempio, non vogliono proprio cambiare il loro destino di sottomissione.
Ecco il contributo inviato tanti anni fa da uno dei più assidui frequentatori del blog, Gianni Guasto. Un primario, mica bruscolini. Guardate come è serio nella foto.
Il Novissimo Guastarelli
* ABBECEDARIO – Espressione di sollievo di chi s’è accorto che c’è anche Dario
* APPENDICITE – Attaccapanni per scimmie
* ASSILLO – Scuola materna sarda
* AUTOCLAVE – Armi automatiche dell’età della pietra
* BASILICA – Chiesa aromatica
* BIGODINO – Doppio orgasmo
* BUCANEVE – Precisa pisciata maschile invernale
* CALABRONE – Grosso abitante di Cosenza
*CALAMARI – Molluschi responsabili della bassa marea
* CAPPUCCETTO ROSSO – Profilattico sovietico
* CATALESSI – Catalani condannati alla pentola a pressione
* CERBOTTANA – Cervo femmina di facili costumi
* CERVINO – Domanda dei clienti all’oste romano
* CONCLAVE – Riunione di cardinali violenti e trogloditi
* DISSENTERIA – Attitudine a dir sempre di no
* DOPING – Pratica anglosassone del rimandare a più tardi
* ECCEDENTE – Frase di un dentista latino dopo un’estrazione
* EMPORIO – Fratello di Giorgio Armani
* EQUIDISTANTI – Cavalli in lontananza
* EQUINOZIO – Zio del cavallo, che non lavora
* EUFRATE – Monaco mesopotamico
* FAHRENHEIT – Tirar tardi la notte
* FANTASMA – Malattia dell’apparato respiratorio che colpisce i forti consumatori di aranciata
* FOCACCIA – Foca malvagia
* FONETICA – Disciplina che regola il comportamento degli asciugacapelli
* GESTAZIONE – Gravidanza di moglie di ferroviere
* GIULIVA – Slogan di chi è vessato dall’Imposta sul Valore Aggiunto
* INCUBATRICE – Macchina fabbricatrice di sogni terribili
* LATITANTI – Poligoni con moltissime facce
* LORD – Signore inglese sporco
* LUX – Primo modello di FIAT
* MAREMMA – Nome di una famosa maiala
* MARRON GLACES – Testicoli sotto zero
* MESSA IN PIEGA – Funzione religiosa eseguita da un prete motociclista in curva
* NEOLAUREATO – Punto nero della pelle che ha fatto l’università
* OPOSSUM – Marsupiale americano possibilista
* PARTITI – Movimenti politici che nonostante il nome sono ancora qui
* PIUMONE – Richieste di sporcaccioni veneti mai sazi di sesso
* PREVENIRE – Soffrire di eiaculazione precoce
* REDUCE – Sovrano con tendenze di estrema destra
* SALMONE – Cadavere di obeso
* SBRONZI – Ubriachi di Riace
* SCORFANO – Pesce che ha perduto i genitori
* SOMMARIO – Indicativo presente del verbo “essere Mario”
* SPAVENTO – Società per azioni eolica
* STRAFOTTENTE – Persona di grandi qualità amatorie
* TACCHINO – Parte della scarpina
* TONNELLATA – Marmellata di tonno
Questa è la storia (la storiella) di un gabbiano che conoscemmo a Salina, diciotto anni or sono. Di un gabbiano che non volava ma passeggiava. Lo avevamo battezzato Gab. Che fantasia.Poi, in un impeto di creatività, Gab Lerner. Era diventato uno dei nostri animali di Salina. L’anno prima avevamo conosciuto anche Rocky, il cane nero coi calzini bianchi che accompagnava le coppie e fare lunghe passeggiate da Santa Marina a Lingua. Un cane Cicerone. Ma di Rocky magari vi parlerò un’altra volta. Gab Lerner era un gabbiano grassottello e un po’ goffo. Non elegante come gli altri. La seconda volta che si mise a passeggiare sulla spiaggetta di Lingua davanti a noi, decidemmo di chiedere notizie. Si tratta – ci disse Gregorio, il proprietario del ristorante Il Delfino – di un gabbiano che è stato trovato ferito a una zampa, è stato curato e poi rimesso in libertà. Questo spiega la sua dimestichezza con l’uomo. Ma perché queste lunghe camminate intervallate solo da lunghe nuotate? Noi cominciammo a dargli dei pezzi di pane anche se Gregorio ci aveva detto che preferiva le aringhe. Dava l’impressione di un gabbiano vucumprà. Veniva da noi, poi andava da una coppia un po’ distante, un’altra mangiatina, poi si faceva una nuotata, poi tornava da noi. E poi da capo. Sempre camminando. Sempre arruffato. Durò una settimana. L’ultimo giorno, dopo aver giocato tutto il giorno con noi, forse aveva capito che stavamo per partire, ci guardò intensamente, un battito d’ali e si alzo in volo. Se ne andò. Capito il Gab? Ci aveva preso per il culo tutti per sette giorni. Volava come un F104.
Il mio amico Giampaolo Osele, tartufaro, fungaiolo, architetto, scultore, velista, deltaplanista e tante altre cose, che oggi purtroppo non c’è più, rispose così al mio discorso sul cenino di capodanno, quattro anni fa.
da Piervittorio Porciatti
La Mannoia è una furbetta, vive in un paese libero, si è spostata a piacimento, esprime opinioni senza subirne conseguenze. Le faccio io una domanda: Sa cosa vuol dire vivere in un paese di sinistra, anche Italiano e avere idee liberali ?
Vi ricordate quando abbiamo parlato di destra e di sinistra? Di quelli che sostengono che non esistono più destra e sinistra? Io sostenevo che non è vero. Che destra e sinistra sono due concetti ancora esistenti e precisi. E che se qualcuno dice che non esistono, vuol dire che è di destra. Bè, oggi vorrei tornare sull’argomento e parlare di qualcosa di molto simile. E cioè: se sei di sinistra vuol dire che non ti piacciono quelli di destra? Un problema mica da poco. Io per esempio sono convinto che esiste una destra becera e una destra accettabile. Mi piacerebbe vivere in un Paese in cui esistesse una destra onesta, sopportabile, pulita, perbene, corretta, che crede in valori diversi dai miei ma intellettualmente rispettabile. Purtroppo sono nato un po’ tardi e mi sono beccato la destra affaristica berlusconiana, la destra fascista del Msi e la destra becera e qualunquista leghista e, peggio ancora, salviniana. E adesso vi faccio la domanda delle cento pistole: c’è qualcuno di destra che vi piace? A me una volta piaceva Crosetto ma oggi non più, sopportavo Giorgia Meloni ma oggi non più. Pochi altri, ma oggi non più. Se vivessi in una società dove destra e sinistra condividono almeno alcuni principi fondamentali della convivenza (non so: non si spara ai ladri, si ospitano gli emigranti che scappano, si aiutano i poveri, si fanno pagare le tasse soprattutto ai ricchi e cosucce del genere) mi sarebbe più facile dialogare con qualcuno di destra. Ma così non è. Io una volta la domanda cruciale l’ho fatta a Fiorella Mannoia. Era il 2 ottobre 2001, venti anni fa. Fiorella come prima cosa mi disse quelli che non le piacevano a sinistra, Agnoletto, Casarini, Diliberto, un po’ anche Bertinotti (“non gli perdono di aver fatto cadere il governo Prodi”). Poi… Fiorella, c’è qualcuno di destra che ti piace? Rispose: “Non lo so. Ci devo pensare. Non mi viene in mente nessuno”. Ti telefono domani e me lo dici? “No, è inutile. Non mi verrà in mente nemmeno domani”.
E a voi? Viene in mente qualcuno, se non oggi, domani?
Sono gli stessi del 2020 e degli anni precedenti: mangiare tutti i dolci del mondo senza ingrassare, riuscire a fare sport ogni giorno, non smettere mai di fare l’amore, non lamentarmi con i ragazzi, non avere più paura dell’estratto conto, montare un mobile Ikea al primo tentativo, fare a meno del dentista, avere pazienza, fare un corso di tango, imparare a fare i tuffi da 3 metri, fare la capriola all’indietro, ricordare il primo bacio, avere 7 figli, comprare l’Harley Davidson, cantare senza vergognarmi, vincere una maratona, andare a capanna Margherita, non sbagliare gli aggettivi e i verbi, tornare a Nablus per le feste, far crescere baffi e capelli, vedere una vera pace tra Israele e Palestina prima di morire, augurare ai dittatori di avere la diarrea permanente e perdere per sempre l’uso della parola, vincere il premio Nobel, scrivere una poesia, imparare a fare l’elettricista e il meccanico, capire la musica classica, guardare un aereo in cielo senza paura di vederlo precipitare, imparare l’arte della fotografia, rapinare una banca, andare a cena con Tilda Swinton, rinascere in Africa, rivedere Baggio tirare il rigore ma senza sbagliare, non parlare di politica, non criticare la sinistra, viaggiare nel tempo, smettere di prevedere il futuro e di dire cazzate. Amici, vi auguro un nuovo anno bello come un neonato, caldo come il petto di una madre, profondo come il mare, immenso come il deserto, palpitante come una donna innamorata, leggero come una farfalla, eccitante come il primo bacio, sincero come un nonno, colorato come il tramonto, pacifico come una balena, ricco come il cielo, felice come una sposa, elegante come un colibrì, profumato come la mimosa.
Sono le 22.40. Mia sorella mi ha già telefonato per farmi gli auguri di buon anno. Mi dice che si stanno mettendo ai fornelli e poi mangeranno il cenone e poi giocheranno a burraco. Io le dico che abbiamo finito di mangiare due ore fa e che stiamo andando a letto di corsa per evitare i botti che spaventano tanto la piccola Billie. Il nostro cenone è stato molto modesto. E mi ha ricordato quello del 2016 quando reduci dall’australiana (vi ricordo, vomito e cagotto, tanto per fare sfoggio di raffinatezza) mangiammo talmente poco che lo ricordiamo ancora anche perché lo battezzammo “il cenino”. Brindammo ad acqua minerale NON GASATA. E festeggiai anche con un post che vi riporto qua di seguito tanto per farvi felici.
IL CENINO DELL’ULTIMO DELL’ANNO
Reduci entrambi dall’australiana, io e mia moglie, accuditi da Billie, abbiamo deciso di prepararci soli soletti un cenino dell’ultimo dell’anno. Carote, finocchi e sedano in pinzimonio più tre fette di prosciutto. Brindisi con acqua semplice e una fetta di torta. Adesso aspettiamo i botti, non perché mi piacciano ma perché fanno paura a Billie. E poi a dormire. Che meraviglia.
Incredibile, ci furono dei commenti. Antonia scrisse: “Anche se io e mio marito non abbiamo avuto l’australiana abbiamo deciso di restare a casa con cime di rapa e affettato dei Sibillini. Buon anno”.
Buon anno. Cime di rapa, che meraviglia. Sono ormai le 22.51. Debbo sbrigarmi se voglio andare a letto prima dei botti. Ma non posso esimermi dal riportare anche il post che avevo pubblicato per Natale, quando festeggiai a Perugia da mia sorella (che nel frattempo spero abbia finito di cucinare e si appresti a servire a tavola): Ecco il post.
UNA FAMIGLIA DI UNTORI EFFICIENTI
I tre piccoli bambini tanto simpatici e tanto carini abitano a Corciano e da quelle parti si beccano la influenza australiana. Vomitano tutto il vomitabile (ci sarebbe anche il cagotto ma non posso stare a raccontarvi tutto, anche se l’argomento è di quelli che catturano l’attenzione e stimolano l’empatia) e come in un gioco di società passano il batterio alla zia, alla nonna, alla bisnonna centenaria e alla badante della bisnonna centenaria. La nausea, e il cagotto, si spostano ma rimangono sempre in famiglia e sempre nella dolce Umbria. A questo punto, come un pirla, arrivo dalla capitale io, che sarei il figlio della bisnonna centenaria, il fratello della nonna e lo zio della zia. Grande pranzone di Natale e, la notte, arriva il mio turno. Non prima però di un burraco con gli amici umbri. Gli untori della mia famiglia smettono di essere i tre piccoli bambini e io mi assumo il gradito compito si diffondere l’australiana. Forse sono proprio i batteri a darmi la forza di arrivare terzo al torneo di burraco. A questo punto parto, su un treno Italo, e risalgo lo stivale. A Lavarone mi aspettano Penelope, Billie (pastora australiana che se ne frega perché la malattia è roba del suo paese), mio figlio, due giovani tedeschi e un boxer di nome Boris. Il tempo di salutarli da lontano e mi infilo nel letto. Ma l’australiana è più veloce del vento. Il giorno dopo fa finta di non esserci ma la notte fa il suo dovere e colpisce inesorabilmente mia moglie. Mio figlio e i tedeschi se la danno a gambe per tempo e scappano a Camogli. Ingenui. Stamattina arriva la notizia che all’australiana non la si fa. Due su tre passano la notte in bagno. E’ tempo di bilanci. Come untori io e i miei famigliari siamo al top. Ma abbiamo fallito, almeno per ora, i partecipanti del torneo di burraco che non mostrano sintomi (credo che abbiate capito ormai di quali sintomi si tratti) e, a quanto ne so, sembra che siano scampati anche i viaggiatori del treno Italo. Le telefonate si intrecciano anche se i particolari fanno schifo. Leggo sul giornale che in Italia siamo più di un milione in queste condizioni. Vi prego solo di non dare tutta la colpa a me. Sono stati quei mascalzoni dei tre piccoli bambini di Corciano a cominciare.
Ecco quanto vi dovevo per farvi partecipi dei miei fantasmagorici festeggiamenti di fine anno. Si è fatto tardi. Sento i primi botti. Billie si è già ficcata sotto il piumone con le zampe sulle orecchie. Anche quest’anno l’ho sfangata. Voi continuate pure a fare gli stronzi con champagne e panettoni.