da Massimo Puleo
Ma Berlusconi, adesso, teoricamente, con i lodi e le leggi fatti ricamare dalla sua sartoria siciliana (Cirami, Schifani, Alfano, tutti siciliani, ahimè) ha anche licenza di uccidere?
da Rino Olivotti – Auronzo
A dire il vero non mi pare che Stucchi abbia messo in dubbio gli innumerevoli meriti della Signora Levi Montalcini quanto piuttosto che da qualche tempo il reparto geriatrico del Parlamento non batta cartella. Che poi qualcuno voglia negare che detto reparto sia stato decisivo per mantenere in carica il passato governo, allora davvero bisognerà cominciare a distribuire i sospensori attraverso il SSN.
da Michele Lo Chirco, Cinisi
Schiavone, nessun problema! Giusto per segnalare che ieri, dopo tre ore e mezza di attesa e centotrenta utenti (anzi “clienti”) prima di me, in un minuto e trenta secondi ho consegnato la documentazione all’impiegato, molto più scazzato di me, del resto. Sarà per questo che anche oggi gli uffici a Palermo erano chiusi, stavolta per assemblea sindacale esterna: 3 giorni su 4 mi sembra un buona media! Sui senatori a vita, sarebbe interessante sapere a quante votazioni hanno partecipato finora: per il resto, dov’è la Vittoria? Ce l’ha Bellachioma!
da Claudio Urbani, Roma
Pur di difendere l’indifendibile, il ministro per lo sviluppo – poveri noi – si è lamentato che l’incidente della contaminazione, seppur leggera, di 100 lavoratori nella centrale nucleare francese, è stata enfatizzata e strumentalizzata. Ha perso un ottima occasione per tacere, pensa forse che ci si è dimenticati della sua definizione di “rompico…ni” riferita a Biagi, barbaramente trucidato, che chiedeva, a ragione, una scorta?
da Vittorio Grondona – Bologna
La vittoria è invitata a porgere la chioma per subire il semplice taglio di capelli che una volta i padroni usavano praticare agli schiavi. In tutta questa scemenza politica mi viene però in mente sempre lui… Il Cavaliere… Precisamente in riferimento alla legge barbara detta “lodo Schifani/Alfano”, ahimè appena imposta e promulgata, nonché a quella ventilata per rendere addirittura immuni tutti gli “irresponsabili” del Parlamento. Io, che modestamente ritengo di avere il senso dell’umorismo, trovo infatti molto spiritoso assimilare l’Unto del Signore e tutta la sua servile compagine politica al fatto storico in cui Flavio Graziano Augusto, imperatore romano del quarto secolo, promulgò una legge secondo la quale ogni schiavo che accusasse il suo padrone di un crimine doveva essere immediatamente bruciato vivo. (…)
da Vincenzo Rocchino, Genova
Come ci segnala Pintimalli da Catanzaro, il cartello che campeggia in tutte le aule giudiziarie della repubblica, va così modificato : “per la durata di questa legislatura – la legge non è uguale per tutti”.
da Isabella Guarini, Napoli
Per me l’inno nazionale non può essere più cambiato perché, nonostante la sua mediocrità artistica, è riuscito a radicarsi nella massa, soprattutto per le partite di calcio. Sostituirlo sarebbe come perdere l’identità nazionale, che invece dovrebbe essere rinsaldata. Basterebbero alcun ritocchi opportuni del testo e della musica, da rendersi più corale , appassionata e meno baldanzosa da truppa. Mentre scrivo sto ascoltando nessun dorma, all’alba vincerò. Bellissimo!
da Emilio Pierini – Porto Recanati
Da quando il governo Berlusc-nani ha deciso di affidarsi per l’approvigionamento di energia futura al nucleare, abbiamo avuto una decina di incidenti alle centrali di tutto il mondo dopo anni in cui non ne accadevano. Lo avete notato ? L’ho sempre detto: Berlusconi porta sfiga.
da Gianni Guasto
Ma no, caro Pintimalli, a rimuovere l’insegna “La Legge é uguale per tutti”, il Partito dell’Impunità aveva già pensato: non ricorda che lo zelante Castelli, uomo di punta del “garantismo ad personam”, aveva provveduto in tal senso durante il Berlusconi III? Poi, sotto il governo Prodi se qualcuno aveva ripristinato le vecchie insegne, noi non lo abbiamo saputo. Ma tanto, che importa? La legalità, ormai, non é più cosa che ci riguardi.
da Pier Franco Schiavone
Ma come, ha pensato, sono Senatúr di uno Stato estero, sono padre della patria, ho fatto una secessione a cui hanno aderito quattro fessi cornamuniti e Zhirinovski, avevo dei debiti che pagavo col quinto dello stipendio e ora (eh, eh, eh) non li ho più, non ho studiato e non so nulla, confondo gli Ebrei di Babilonia con i Lombardi alla prima crociata, però sono come l’uccellino della barzelletta sul rinoceronte infuriato: faccio un rebelot!; insomma, io, il Senatúr, ho deciso che mio figlio, quello bello, quello che, prima o poi, sarà diplomato, il più simile a me per aspetto fisico e vuoto pneumatico, erediterà la Padania, e questi me lo bocciano? Terún!