PODCAST
La comunicazione è ripetizione (csf)
da Barbara Melotti
Caro Claudio, è estate e fa caldo, e tu ed io non siamo nemmeno giovanissimi, ma… Il link al podcast di “un giorno da pecora” ben visibile lì a sinistra sul blog c’è fin dalla prima puntata! 😛
da Claudio Urbani, Roma
“Le misure attuate in Italia non tengono conto dei diritti umani e dei principi umanitari e potrebbero fomentare altri episodi xenofobi”. Questo il giudizio espresso da Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, discutendo della nuova politica italiana in materia di immigrazione e della situazione dei nomadi.Speriamo che si cominci ad aprire gli occhi su questo governo e dove ci sta portando.
da Isabella Guarini, Napoli
Io le ho ascoltate, anche quella degli auguri, quando CSF si è precipitato a casa di DJK per fare gli auguri con la crostata di frutta e champagne. L’atmosfera è stata piacevole, ma Giurato, che tipo. Non ho capito bene il suo ruolo durante la Presidenza di DJK., che ora dovrebbe mettere d’accordo Berlusconi e D’Alema.
da Vincenzo Rocchino, Genova
I precari che hanno dato la fiducia a questo governo, sono tanti. Oggi, forse, capiranno di essere stati presi per il culo. Si aspettavano di vedere finalmente regolarizzata la loro situazione lavorativa, invece dovranno contentarsi di pochi spiccioli. Prima però dovranno chiamare in giudizio il datore di lavoro. E, a giudizio emesso, se a loro favorevole, saranno soltanto risarciti in misura da 2,1/2, a sei mensilità.
UN GIORNO DA PECORA PODCAST
Vi siete persi l’ultima puntata di Un giorno da Pecora? Male. Ma oggi ho scoperto che si può rimediare. Cliccare qui. Adesso per agosto dovete fare a meno di me e di Federica Gentile. Ma l’ultima settimana di agosto e la prima di settembre torniamo. E tornerà anche Dj Kappa. (csf)
da Paolo Beretta
Anch’io trasformerei in carceri gli uffici pubblici, ma solo itribunali. Ed accertandomi che non scappi neanche un avvocato.
da Michele Lo Chirco, abisso di disperazione
Ora tutti insorgono: il governo non l’ha proposta, io non c’entro, dice il ministro, l’ha proposta il parlamento, afferma qualcuno (si sa, il parlamento è composto da gente presa a casaccio dalle strade) non è giusta, dice l’opposizione, è discriminante, afferma il sindacato, che del resto ha sempre preferito difendere i lavoratori a tempo indeterminato e i pensionati. Tutti d’accordo, alla fine, nell’essere ciascuno delle proprie opinioni. Fortuna che il governo fa politiche di sinistra: SB ci prende per i fondelli e i giornali gli danno conto, in maniera tale che anche lui finisce col credere alle sue sparate.
Caro Stucchi, lei teme che se si facesse un referendum sull’inno nazionale, vincerebbe Cristina D’Avena. Non ne sarei tanto sicura dal momento che c’è ancora chi preferisce Bandiera Rossa, su tutto. Io voto Giacomo Puccini.
In un Inno Nazionale ci si identifica per sentimento, non per legge. L’Inno di Mameli è il mio Inno d’Italiano.E ne sono orgoglioso.