di Alessandro Robecchi (grazie a Paola Bensi)
«Non siamo mica come Zapatero!», come tutti sapete, è lo slogan coniato dall’astuta sinistra italiana per dire che di noi ci si può fidare, mica siamo pericolosi estremisti. Basterebbe questa frase per farci guardare con attenzione alla Spagna, e infatti ecco che da laggiù giunge una voce di protesta. L’Istituto Donna (organismo del ministero del lavoro), i Verdi e alcune associazioni di consumatori hanno chiesto il ritiro di una pubblicità di Dolce&Gabbana. Nella foto, un uomo tiene una ragazza immobilizzata a terra per i polsi, e altri bellimbusti seminudi osservano la scena. Tutto un po’ ridicolo, se è permessa una notazione artistica. Ma di fatto anche piuttosto offensivo e violento, da cui l’incazzatura delle donne spagnole. Visto da qui sembra peccato veniale, ordinaria amministrazione. E quanto all’immagine mercificata e mortificata della donna, beh, «voi siete qui», cioè in un paese dove si usa un bel paio di tette anche per vendere il gorgonzola (claim: «Mai provato con le pere?»). Dunque diciamo così, che noi non siamo mica come Zapatero (che si va all’inferno), ma una cosa è certa: sull’argomento dignità e diritti in Spagna tengono la guardia più alta. Del resto l’esperienza insegna che qui parlare liberamente delle opere e della vita dei santi (D&G) è pericoloso assai. Quando un inserto del Sole 24ore ha stroncato le cotolette del loro ristorante, i due sarti hanno ritirato pubblicità per centinaia di migliaia di euro, dato della «stronza» all’autrice dell’articolo in tivù, e poi ampiamente rivendicato il gesto. Qualche mugugno in sottofondo, ma non si sono sentiti né direttori né editori tuonare, dire che si tratta di una vera intimidazione e che così la libertà di scrivere (anche delle cotolette dei sarti) se ne va un pochino a puttane. Anzi. Poco tempo dopo il Sole 24ore ha mandato un altro recensore a mangiare dai due sarti pubblicando un’altra recensione, questa volta favorevole. Ora bisognerà spiegare agli spagnoli che qui non solo non ci indigniamo per una pubblicità volgare e violenta, che siamo abituati, ma abbiamo anche dei problemini di libertà. «E’ la stampa bellezza e tu non puoi farci niente», era una bella frase, ma non vale più. E’ l’inserzionista, bellezza, e tu non puoi farci niente. Ecco, così va meglio.
da Alessandro Ceratti
Barbara Melotti ricorda un dato di fatto. Può sembrare strano ma a volte è necessario. La vita dell’embrione non è divisibile da quella della “portatrice”. Io non credo di non averne tenuto conto, anzi, esso mi risulta determinante per la comprensione della realtà. E’ a causa di questo fatto incontrovertibile che le cose vanno come vanno, e cioè l’aborto è legale e ampiamente praticato. Se così non fosse non ci si sognerebbe in nessun caso di sopprimere un uomo nei primi stadi di sviluppo. Aggiungo inoltre un ulteriore dato di fatto: la natura assicura alla “madre” il potere di vita e di morte sulla sua futura progenie. Sono numerosissimi i casi nel regno animale di “madri” che uccidono la prole che non si ritengono in grado di allevare. Detto questo rimane una domanda molto semplice. E giusto?
da Filippo Ballerini
“Stella a cinque punte sotto casa di Rossella”. La notizia mi ha fatto sussultare. E no, così non va proprio. Eccheccazzo. Questa non me la possono proprio fare questi pazzi terroristi. Rossella no. Non esiste. Significa legittimare chi ha trasformato il TG 5, l’ex TG più credibile del panorama italiano, in una barzelletta. Molto peggio del TG 4, che almeno è palesemente schierato. Ma vi siete guardati le aperture degli ultimi mesi: Berlusconi (senza contraddittorio), la Cei (senza contradditorio), il Papa (senza contraddittorio). Prodi (con contraddittorio). Che male può fare uno come Rossella? Ma lasciatelo perdere.
da Muin Masri
Per poco, ma sono arrivato in ritardo; neanche il tempo di iscrivermi al DP e il partito era già scomparso nell’assurda logica politica di questo paese. Sfortuna o meno, non saprei. Di quegli anni ‘70 non ho ricordi personali solo film, testimonianze, libri e tanto vuoto che non bastano per poter valutare le conquiste sociali e lotte armate. L’unica cosa che mi lascia perplesso sono i protagonisti di quegli anni. Li vedo tutti invecchiati male: chi ha scelto la solitudine, chi ha preferito passare dall’altra parte o rinnegare tutto. Sembravano ragazzi perbene che partecipavano ad una gita scolastica andata male e in me hanno lasciato le loro bellissime canzoni e pensieri. Grazie.
da Primo Casalini, Monza
Come prevedevo, c’è chi insorge contro Galimberti. Gli argomenti sono gli stessi dei ciellini che ho visto in azione a Monza due volte a teatro pieno, dopo i discorsi di Galimberti. In tre, fanno il gioco delle parti, di cui tutti ci accorgiamo: il medico, lo psicologo, la professoressa. Fingono di domandare, in realtà sparano il comizietto di cinque minuti. Galimberti li guarda tranquillo e risponde in pochi secondi, esempio: “Bello quello che dice, ma siamo mortali, sa?”. Ceratti, non si scrive coscienza, ma “coscienza”, e ricordo che quando scrissi “Il corpaccione del romanticismo” ti preoccupasti che io non stessi diventando matto. Seppelliamolo ‘sto corpaccione che è ora, tutto qui. Splendida la citazione che Galimberti fa di Kant: “La morale è fatta per l’uomo, non l’uomo per la morale”, ma monoteisti e monoateisti tutte le strologheranno pur di non capirla, gli toccherebbe chiudere bottega.P.S. Un saluto affettuoso a Giovanna Rosa e Franco Palazzi, che fanno bene ad essere come sono.
Rubbia ha vinto il premio Nobel per la fisica. Rubbia non fa stronzate. Rubbia non dice stronzate. Il massimo che gli può capitare è di fare esperimenti che non confermano le sue teorie. Visto quello che penso faccio fatica a credere che nella mia lettera ci si possa trovare alcun riferimento negativo nei confronti di Rubbia. E infatti che cosa c’entra Rubbia con quanto ho detto? Il problema è proprio questo: che per certi ecologisti tutto è uguale a tutto, in un enorme mare confuso. Per cui i pannelli fotovoltaici sono la stessa cosa che le centrali eliotermiche. “Butta dentro qualunque cosa ecologically-correct nell’enorme calderone e il risultato sarà ottimo”. Niente affatto! Il risultato sarà una poltiglia inutilizzabile che rischia di dover far buttare via anche gli ingredienti di qualità che erano stati inseriti.
FINANCIAL TIMES – via Corriere della Sera
MILANO — «Gli italiani hanno, di gran lunga, il peggiore stato di salute psicologico in Europa». Risponde così, sul Financial Times, il docente di Economia di Warwick Andrew Oswald a un editoriale apparso sul quotidiano britannico.Venerdì il Financial Timesaveva spiegato che l’Italia, dopo le dimissioni di Prodi, andava verso una coalizione Polo-Unione e che «il Paese ha bisogno di un buon governo piuttosto che di nuove elezioni». Il quotidiano sottolineava come il primo governo Prodi abbia portato l’Italia nell’euro e il secondo abbia agito «per ridurre il deficit del budget». Il quotidiano spiegava, invece, come il governo di Berlusconi sia stato «populista», mancando di «disciplina fiscale» e «fallendo nelle riforme economiche».Secondo Oswald, invece, «è giusto puntare sui problemi economici», ma «la miglior prova che c sia qualcosa di grave nella nazione non si deve cercare nei tradizionali parametri economici», ma in altri fattori: quelli clinici, di «mental health», salute mentale. Oswald propone i risultati di una ricerca tra sedici nazionali che ha dato un risultato «sorprendente»: «Solo l’undici per cento del campione di italiani interrogati si dichiara soddisfatto delle proprie vite: i danesi sono al 66, gli olandesi al 52». «I soldi — conclude Oswald — sono utili per un Paese ma la salute mentale sembra essere un indicatore migliore».
Insomma, sono gli ultimi giorni, mi volete mandare i vostri dieci migliori post o no? Non più di 10, e seguendo queste regolette. (csf)
da Barbara Melotti
Provo, un po’ più sommessamente della volta precedente, a ricordare agli interessati al dibattito su vita ed embrione, che occorre uscire un attimo dall’astrazione, e prendere in considerazione un fatto (finora) incontrovertibile. Che la vita dell’embrione e del feto, almeno fino a un certo punto, non è divisibile da quella della “portatrice”. E’ questo il motivo per cui, in tutti i tempi, sotto tutti i cieli, e con il favore o con l’esecrazione di qualsiasi religione (non sempre uguali nel tempo, per altro), la vita o la non-vita è sempre stata decisa dalla madre. Che ne ha poi pagato anche tutti i prezzi (ce ne sono in ogni scelta, credete). E così sarà, finchè questo legame resterà necessario, indipendentemente anche dal castigo e dall’esecrazione sociale. Ogni discussione che prescinda da questo fatto, per quanto interessante, rimane inanemente accademica.
da Paolo Beretta
Townsend, Harper e Begon, autori del citato “L’essenziale di Ecologia”, per primi pongono una questione: l’inizio della “vita” è ancora ampia materia di discussione. Ci aggiungiamo il post di Pirrone, il fatto che stiamo parlando di licheni (cosa piuttosto diversa da una persona… o no ?) e la considerazione che Townsend, Harper e Begon saranno anche bravi, saranno in tre, ma non sono la Santissima ed Infallibile Trinità. Io sono un abortista sostenitore della teoria del “grumo di cellule” e ne sono convinto. Ma ancora di più sono fiero del fatto di non pretendere che tutti gli altri la pensino come me.