da Paola Ragone, Brescia
Ho letto l’articolo linkato da Barracco; non ci ho trovato nessuna novità, niente che non sia già stato scritto più volte negli ultimi anni (il resoconto dettagliato e documentatissimo dei fatti si può leggere, ad esempio, in “Regime” di Marco Travaglio). Mi sembra che nè Biagi nè Travaglio raccontino balle: per licenziare qualcuno non è indispensabile dirgli “Sei licenziato”.
da Giuseppe Merola
In altri Paesi chi sta al potere politico ha dentro di sè la prospettiva che la prossima volta altri possano sostituirlo. In quello nostro invece è ancora radicata la cultura, il modo di pensare e di agire, di riuscire a creare un centro di potere politico stabile nel quale, di volta in volta a seconda dell’andamento dei risultati elettorali, raccogliere coloro che stanno ai fianchi. E’ la nostra alternanzina. Questa prospettiva si basa su di un elettorato fortemente moderato, poco incline ai cambiamenti, condizionato da una cultura dominante che impedisce la critica ed il confronto. Ieri la DC, oggi il sommovimento Rutellofolliniano. Se costoro riusciranno a raggranellare un 20/25 %, potranno riessere di nuovo gli arbitri della situazione, occupando stabilmente i principali apparati dello Stato, delle imprese che contano, delle Lobbies che influenzano la Politica.Certo gli interessi del Paese vorrebbero che prevalesse la cultura dell’alternanza delle parti, che dovrebbe includere la possibilità di cambiare. La cultura del “potere” invece non può tenere conto di queste cose, in quanto dovendo mantenere la situazione, deve privilegiare gli interessi propri mortificando quelli del Paese. Credo che due uomini in Italia abbiano cercato di non far prevalere, in modo sfacciato, gli interessi della loro parte per tenere in un certo conto gli interessi dello Stato. Sono stati fatti fuori: dai loro non dagli avversari o dai votanti alle elezioni. De Gasperi (1953) e Prodi (1998).
da badante ucraina di signor Vincenzo Rocchino, Genova
Badante rumena di signor Santi Urso credo sia solo invenzione di signor Santi Urso. Scrive corretto italiano solo a giorni alterni. Lei non vera badante. Troppo tempo lei passa al computer per scrivere sciocchezze per bog di signor Claudio.
da Vittorio Grondona – Bologna
L’on. Rivolta di F.I. ieri a radio radicale ha spiegato quanto costi ad un deputato svolgere con onestà il mandato popolare. Il lauto stipendio comprensivo delle indennità elargito con larga magnanimità dallo stato è per lui appena sufficiente. In pratica sintesi un poveraccio squattrinato, ma potenzialmente meritevole ed idoneo, che per pura fantasia fosse eletto dal popolo acquisterebbe di botto il diritto di aprire un ufficio politico in diverse città a sua scelta; stipendiare alcuni collaboratori fidati, lui ne ha cinque; mangiare, bere e dormire gratis nei ristoranti e negli alberghi di un certo pregio nelle località di missione e non solo; affittare un appartamento, il suo è modesto a 1250 euro mensili, nelle vicinanze del Parlamento e, infine, di usufruire di tante altre belle agevolazioni che non sto a ripetere, come viaggi ed altri spostamenti vari. Ogni cosa ovviamente a carico degli italiani tutti. Mica male, no? Peccato che gli squattrinati, anche se, come detto sopra, potenzialmente meritevoli, siano di fatto esclusi dalle scelte di partito nella compilazione delle liste di chi deve essere votato, soprattutto da quelle del partito dell’On. Rivolta. Certe opportunità capitano ai poveracci solo nelle favole!
da Lorenzo Barracco
Dice Travaglio: “Biagi licenziato”.Dice Biagi (http://www.espressonline.it/eol/free/jsp/detail.jsp?m1s=o&idCategory=4817&idContent=1007610): “Ho deciso di non lavorare”.Da una parte si parla di licenziamento, dall’altra di scelta: chi è che ci racconta delle balle?
da Anna Zallone
Grazie per scegliere ogni volta gli articoli e i giornalisti che prediligo, grazie anche per non drammatizzare sempre tutto, buone vacanze se glie ne restano e a presto.
Me ne restano. La mia vita è una vacanza (csf)
da Antonio Bozzo
Siete sempre grandi. Basta una sfogliatina a questo mirabile sito per precipitare felici tra collant e tanga, inframezzati da raffinati svolazzi di papologia tra pro e contro Ratzinger. Una cosa sola, data la mia distrattezza (o distrazione?): che ci fa la badante rumena del dottor Urso Santi? Che scrive? Mi sono perso un po’ di puntate, e la fretta mi impedisce di rimediare. Au revoir.
Bozzo, vada in archivio e legga. Potrebbe scoprire trattati di soncinologia e saggi sul tanga di B16. (csf)
da Sergio Mancini
Ebbene sì, compravo e leggevo il Foglio, prima di scoprire che era anche in rete. L’avevo già comunicato tempo addietro a Sabelli Fioretti, precisando che mi aspettavo che potesse diventare una buona fucina di penne per la destra malconcia e ignorante di questa Italia. Anche perché su altri fogli si vantavano le doti di Buttafuoco (non dico niente sennò finisce come con il collant), di Langone (qui invece dico e ribadisco: dannunzietto dalla penna nera, ti fa passare la voglia di mangiare a ogni recensione di ristorante), la stessa Soncini e anche quella gentile signora di cui non ricordo il nome che si occupava di cinema. Poi, vabbuono, c’era anche la versione di Andrea, ma queste erano goliardate accettabili. Poi, come al solito, acredine e complessi di inferiorità tipicamente fascisti hanno rovinato quella che poteva essere una discreta piazzetta. Tra l’altro scrissi al Foglio proprio per criticare quel’atmosfera da fureria (e lo giuro, i collant della Soncini) e fui anche pubblicato. Dopodiché non lo lessi nemmeno più in rete, ma non perché mi sentissi in colpa o perché non volessi esere considerato fascista, ma perché è diventato di una noia mortale.
da Carla Bergamo
Ecco, nonostante le promesse, non ho potuto fare a meno di intervenire, dopo che ho trovato in casa di amici una copia del Foglio con una lunga intervista del nostro CSF a Anna Falchi…CSF: che ci facevi sul Foglio di Ferrara? E perchè tanto interesse per codesta signora? Quanto ai collant, burqa e l’interessamento maschile per il nostro abbigliamento (delle donne, intendo), non posso fare a meno di sentire un certo prurito; io per esempio detesto le calze con il reggicalze, le trovo volgari, scomode e antiquate. Cosa avete contro i collant? Avete mai provato, voi maschietti, a passeggiare in un gelidio giorno d’inverno con le gonne e le autoreggenti o reggicalze? E magari con le mutandine tanga? Provateci, dopo ne riparliamo.
Io scrivo sul Magazine del Corriere della sera, non sul Foglio. Il giornale di Giuliano Ferrara e Veronica Berlusconi a volte le ripubblica. Su calze e collant tutti i gusti son gusti. Trovo del tutto normale che gli uomini dicano la loro. E già che ci sono dico la mia sul tanga. Fa schifo (csf)
di Marco Travaglio
Ma che bella scenetta.
Il presidente della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai Claudio Petruccioli, senatore dei Ds, si reca in pellegrinaggio a casa del padrone di Mediaset e ne esce con l’investitura a presidente della Rai.
Il nuovo direttore generale è un dipendente in aspettativa della Rai, Alfredo Meocci, già parlamentare dell’Udc, già membro dell’Authority delle Comunicazioni.
Due ex controllori (si fa per dire) s’insediano ai vertici dell’azienda che dovevano controllare. Il tutto grazie alla designazione del proprietario dell’azienda concorrente che, fra l’altro, è pure il capo del governo.
E, nel nuovo consiglio di amministrazione, siedono un ex ministro (Urbani di Forza Italia), quattro parlamentari (Malgieri di An, Rognoni dei Ds, Bianchi Clerici della Lega e lo stesso Urbani) e tre ex direttori di giornali di partito (Curzi di Liberazione, Malgieri del Secolo d’Italia, Rizzo Nervo di Europa).
Mai, nemmeno ai tempi di Craxi, Forlani e Andreotti, i partiti erano stati così spudorati nell’occupare la televisione pubblica (cioè, in teoria, nostra). All’epoca c’erano le foglie di fico degli ?intellettuali di area?, e fra questi ogni tanto uno bravo c’era. Ora è caduta anche quella.
Il grande inciucione destra-sinistra ratifica la brutale occupazione militare della Rai in vista delle elezioni politiche, a garanzia di tutti: proprio nel momento in cui l’informazione dovrebbe essere più libera, per fare le pulci ai candidati dei vari schieramenti, i vari schieramenti blindano la televisione per mettersi al riparo da qualsiasi notizia vera e scomoda. Petruccioli, da questo punto di vista, è una garanzia.
Non solo per Berlusconi.Per tutti i partiti.
L’informazione vera e scomoda, quella alla Santoro, a lui non è mai piaciuta.E nemmeno la satira alla Luttazzi. Le considera ?faziose?, ?militanti?, senza nemmeno conoscere il significato degli aggettivi. Le paragona agli obbrobri di Masotti.
Più che vigilare, in questi quattro anni di presidenza della Commissione, lui ha dormito.
Sotto il suo naso sono passati i più infami casi di censura che la tv italiana abbia mai conosciuto. Biagi, Santoro, Luttazzi, Freccero, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, Massimo Fini, Oliviero Beha, Paolo Hendel e tanti altri.Lui dormiva. Qualche protesta formale, qualche dichiarazione moderatamente critica, qualche prudente raccomandazione, ma senza esagerare. Per non disturbare troppo.
Tre esempi fra i tanti.
Primo, 18 aprile 2002: diktat bulgaro del premier Silvio Berlusconi contro Biagi, Santoro e Luttazzi. La commissione di Dormienza convoca e riconvoca per tutta la primavera-estate il presidente Rai Baldassarre e il direttore generale Saccà, facendosi voluttuosamente prendere per i fondelli. Per Biagi e Santoro non c’è problema, nessuno intende epurarli, ?sono un patrimonio della Rai?, resteranno come prima e più di prima. Petruccioli si beve tutto e attacca chi parla di epurazione: ?Vedo con una certa sorpresa che si parla di licenziamento di Biagi. Invece Saccà ha espresso forte apprezzamento per Biagi…?. Naturalmente sono tutte balle. Quando Il Fatto e Sciuscià vengono chiusi, ci si attenderebbe un ammutinamento dei vigilantes. Nulla. Biagi licenziato, Santoro sparito, Petruccioli non pervenuto.
Secondo, settembre 2003: Rai2 ingaggia Massimo Fini per un programma notturno di costume, ?Cyrano?. Ma poi lo epura prima ancora di cominciare. Il direttore padano Antonio Marano confida a Fini che ?c’è un veto politico e aziendale su di lei?. Fini registra di nascosto il colloquio e porta la cassetta a Petruccioli. Il quale minaccia fuoco e fiamme. Poi però imbosca la cassetta, non la fa ascoltare agli altri commissari e convoca tutti i protagonisti. Marano nega di aver parlato di veto politico, accampa motivi artistici, insomma mente per la gola. Ma, senza registrazione, è la sua parola contro quella di Fini. Pilato Petruccioli stila la sentenza: ?Non si può affermare ma neppure negare in modo perentorio che un veto nei confronti di Fini ci sia stato?.
Terzo, gennaio 2005: Paolo Hendel viene prima invitato e poi tenuto fuori dalla porta nel programma del sabato sera di Panariello. Il comico toscano minacciava di fare una battuta su Sandro Bondi, paragonandolo addirittura a Braccobaldo. Inaccettabile. L’artefice dell’ennesima censura è il direttore forzista di Rai1, Fabrizio Del Noce. Che se ne vanta pure: ?La satira politica è vietata dalla linea editoriale della rete, è una tutela per la destra e per la sinistra?. Nemmeno Mussolini, Francisco Franco o Milosevic avevano osato dire una simile enormità. Il capo della presunta Vigilanza, stavolta, non dorme. Collabora direttamente con la censura. ?Da quanto mi è stato detto ? dichiara Petruccioli ? lo stop a Hendel è partito dalla produzione. Ma, prima di parlare di censura, devo leggere il testo dello sketch?. Se lo sketch gli piace, è censura. Se non gli piace, o non capisce le battute, non è censura. Decide lui. Del caso Hendel non si parlerà più.
Sarà un caso, ma fra i suoi migliori amici Petruccioli vanta Fedele Confalonieri (che è pure l’editore del figlio di sua moglie, Giangiacomo Mazzucchelli, giornalista al Tg5) e la numero tre di Mediaset, Gina Nieri. Guai però a chi lo scrive: quando il Manifesto e Curzio Maltese, due mesi fa, misero nero su bianco che Petruccioli era il candidato di Berlusconi e Confalonieri, il nostro tuonò e strepitò: ?Chi dice che sono il candidato del premier mi espone ai colpi delle Br?. La verità gli fa male. Infatti, oltre al Foglio di Ferrara, al Riformatorio di Polito, a Fassino e a D’Alema, è stato proprio Confalonieri a spingere di più per la promozione di Petruccioli alla Rai. E, dal suo punto di vista, ha fatto bene. Per i berluscones, comandare in Rai come prima, più di prima e poter ripetere a ogni pie’ sospinto che la Rai è ricaduta nelle mani di un ?comunista?, è l’ideale. Si ripete il giochino della ?presidente di garanzia? Lucia Annunziata. Berlusconi imperversa e la sinistra gli regala una foglia di fico in cambio di qualche briciola.
I soliti sospettosi parlano di un ?do ut des?, ma qui si vede soltanto il ?do? (della sinistra a Berlusconi). Il ?des? (di Berlusconi alla sinistra) non si conosce, anche se ciascuno può lavorare con l’immaginazione. Quel che è certo è che i telespettatori, che vorrebbero rivedere in tv Biagi, Santoro, Luttazzi, Grillo, Sabina Guzzanti, Paolo Hendel, Massimo Fini, Oliviero Beha, Carlo Freccero e tutti gli altri, non avranno né il ?do? né il ?des?. Una sola cosa possiamo chiedere a questi partitocrati che occupano abusivamente la Rai: non parlino mai più di conflitto d’interessi. La scena del senatore Petruccioli che va a Palazzo Grazioli col cappello in mano a rassicurare il capo del governo e di Mediaset per diventare presidente della Rai è la santificazione di tutti i conflitti d’interessi.
Gli interessi sono chiarissimi. Ma il conflitto dov’è?