da Valerio Manuguerra
Dopo una lunga assenza mi trovo a frequentare di nuovo il blog e non mi sembra di aver sentito nessuno protestare per l’intervista a Farina: altre due domande e sarei andato in coma diabetico per l’eccesso di zuccheri che il nostro padrone di casa ha utilizzato per condire quell’orsetto di pelouche che si crede un reporter. Non ti è proprio venuto in mente che un anno fa di questi tempi il paffuto gregario di Feltri aveva invitato Enzo Baldoni a cercare un pò di avventura tra le mele dell’agriturismo di suo padre invece di fare perdere tempo e denaro a tutti quei militari che, di lì a poco, senza alcun dubbio, l’avrebbero liberato. Sappiamo tutti come andò a finire. Invece di togliergli il saluto, ti è toccato pure di intervistarlo. Coraggio, Claudio, passerà anche questa.
di Marco Travaglio – L’Unità, 22 agosto 2005 (da Mirko Bedetti)
C’è stato un momento in cui, nella diretta Sky sull’omelia di Peratzinger XVI al Meeting, gli eventuali telespettatori hanno trattenuto il fiato. Ammutoliti come le migliaia di giovani ciellini rapiti nella grande sala in attesa della Rivelazione. E’ stato quando il ragioniere che presiede il Senato s’interrogava sui “fondamenti morali della nostra società” e domandava pensoso: “Dove trovarli? E come?” . Lunga, interminabile pausa carica di tensione. L’ora era grave, l’emozione si tagliava col coltello,gli astanti rinunciavano financo a deglutire per non perdersi una sillaba del Verbo perisco. Uno normale ne avrebbe profittato per suggerire: “Magari, se cerchi la morale, prova a non frequentare Berlusconi, Previti e Dell’Utri. Non che sia risolutivo, ma aiuta”. Invece nessuno ha fiatato: si tratta pur sempre di giovani ammaestrati all’etica da Andreotti e Formigoni.
Certo no dev’essere facile la vita di Pera. Con tutte le reincarnazioni che ha subito – craxiano e anticraxiano, giustizialista e garantista, anticlericale e clericale – è costretto continuamente a resettare il passato, per cancellarne ogni traccia dalla mente e dagli scritti. Basta un nonnulla, un attimo di distrazione, per farsi scappare qualche frase, qualche concetto della vita precedente. Senza contare il rischio che un collaboratore burlone o infedele gli passi i fogli di un discorso di qualche anno fa. Immaginiamo la scena del ragionier Pera che, sopite le prime standing ovations del popolo niellino, l’arringa per sbaglio con una filippica del periodo rosso: “Come alla caduta di altri regimi, occorre una nuova Resistenza e poi una vera, radicale, impietosa epurazione” (19-7-92). “Andreotti è un premier dell’era Gromyko… è il trasformismo, il vino vecchio in otri vecchi, il tirare a campare…Per queste figure logorate dall’uso, è venuta l’ora di inaugurare la serie “visti da lontano”… Devono pagare il conto per ciò che han fatto o omesso di fare. Abituati all’arte sopraffina del riciclaggio, i vecchi marpioni Dc (e gli ex giovani recentemente rimpinzati dei voti rubati ai vecchi) non si sono accorti che il muro di Berlino era caduto addosso a chi l’aveva eretto, ma anche a chi vi si nascondeva e faceva ogni genere di traffici approfittando dell’impunità offerta dalla sua ombra.” (16-4-92). Immaginiamo Pera che, soprappensiero, ripete una memorabile rivelazione al Tg2: “La sera, quando sono solo a Palazzo Madama, mi piace mangiare in mutande” (21-10-2002). O, inavvertitamente, torna per qualche istante il mangiapreti di prima: “Non dobbiamo infilare Dio nella Costituzione Europea o inseguire su tutto le posizioni della chiesa.” (L’Espresso, 5-12-2002). E dà lezioni di anticlericalismo agli sbigottiti seguaci di don Giussani, esaltando il “perché non sono cristiano” di Bertrand Russell: “Per essere anticlericali bisogna sentire la dignità della propria identità e delle proprie idee e, quando occorre, avere il coraggio di impugnare una spada per contrastarne un’altra… Il laico crede solo nelle proprie idee e nella propria coscienza… Rispetta la tua coscienza, non avere altra tutela fuori di te”. Un comandamento che “vale anche contro Dio (“L’identità degli italiani”, Laterza, 1998).
Figuriamoci se ieri, mentre Pera esaltava i “valori irrinunciabili della vita e della famiglia”, una perfida manina gli avesse passato il suo discorso ai riformatori pannelliani del ’94: “Non si può esser liberaldemocratici e al contempo restrittivi su divorzio e aborto” (10-4-94). O uno dei suoi attacchi alla Chiesa: “Non si risolve il problema decretando d’autorità che un embrione è una “persona umana”. Davvero mons. Sgreccia vuol farci credere che prelevare il seme in un modo o in un altro è moralmente rilevante? La morale dipende da come si eiacula? Nostro Signore non guarderà le nostre intenzioni piuttosto che rovistare sotto le nostre lenzuola?” (27-12-98).
I vecchi cronisti sportivi ricordano quel collega che un mercoledì sera, poco prima della fine del derby Milan-Inter, aveva appena terminato di dettare un resoconto sulla tonante vittoria del Milan, quando l’Inter, in zona Cesarini, segnò due gol e ribaltò il risultato. Non avendo voglia né tempo di riscriverre il pezzo, il cronista richiamò lo stenografo e intimò: “Dove ho scritto Milan metti Inter, e viceversa”. Ecco, il ragionier Pera potrebbe fare così. “Dove ho scritto Craxi, metti Borrelli. Dove ho scritto Borrelli, metti Berlusconi. Dove ho scritto ateo, metti cristiano. Dove ho scritto Voltaire, metti Ratzinger”. Secondo dove tira il vento. Perché lui non è un Neo-con, e nemmeno un Teo-con. Lui è un Meteo-con.
da Angelo Pizzolato
Il binomio Pintor – O’ Morgair declamato dall’ottimo Freda mi induce ad una considerazione di ordine teologico – politico. E giammai filosofico, terreno sul quale è rischioso avventurarsi. San Malachia si prodigò alquanto nel dare una retta via al monachesimo se la memoria non fa difetto. E così fece San Bonifacio nella terra dell’antirelativista per eccellenza. E qui, post piccola disquisizione, la buttiamo in politica. E se la sinistra riformista attuasse una sorta di monachesimo neoliberale? Un silenzio ascetico e laborioso. Ben altra cosa rispetto ad una profezia seppur di fatto non trascurabile.
da Gianluca Freda
Caro Arienti, rispondo in breve:1 – Emigranti o profughi, quasi tutti hanno diritto d’asilo, secondo l’art. 10 Cost.2 – Molto male. La Costituzione impone criteri etici.3 – Sì, moltissimo.4 – La solidarietà è sempre un ottimo consigliere. Il “pietismo” non esiste, se non nel newspeak orwelliano.5 – Servono fatti, non analisi.6 – Nel frattempo accogliamo tutti coloro che hanno diritto (D-I-R-I-T-T-O) di essere accolti. Non credo che guerre e povertà se ne avranno a male.
da Claudio Urbani, Roma
Stranamente la data del 2012, rievocate da Freda, è la stessa che appare nella storia dei Maya e che loro indicano più precisamente come 22 dicembre 2012. Interpretata come la fine del ciclo attuale di vita, iniziato nel 3114 A.C.che per i Maya è di 5126. Da molti indicata come fine del mondo. Interpretazioni più realistiche indicano che inizierà un nuovo ciclo, ma di questo i Maya non hanno lasciato nessuna indicazione. Dobbiamo iniziare a preoccuparci?
Narrano le cronache che il vescovo irlandese San Malachia, durante un suo viaggio a Roma nel 1139, abbia avuto una visione che gli permise di stilare, con una certa accuratezza, un elenco di tutti i papi che si sarebbero succeduti sul trono pontificio. Nel suo elenco, riferendosi a Giovanni Paolo II, lo definisce “de labore solis”, probabilmente con riferimento alla sua provenienza da un paese dell’est. Del papa successivo, dice soltanto che il suo pontificato si svolgerà “durante la gloria dell’Ulivo”. E’ probabilmente per questo che Fassino e compagni, fino ad ora, non si sono degnati di presentare agli elettori neppure uno straccio di programma politico, né hanno sentito l’esigenza di sospendere i battibecchi da pollaio nella coalizione in vista delle elezioni: hanno letto San Malachia, e sanno che non hanno bisogno di muovere un dito. Se a qualcuno fa orrore l’idea di doversi sorbire il ticket Ratzinger + Ulivo al governo per chissà quanto tempo, niente paura: sempre secondo San Malachia il mondo finirà in una spaventosa apocalisse entro il 2012, quindi la tortura durerà poco. Del resto anche il famoso profeta Luigi Pintor aveva previsto una guerra nucleare Usa-Cina entro il 2010 e, a differenza di San Malachia, Pintor era un profeta che difficilmente si sbagliava.
da Massimo Mario Aurelio.
Grazie a questo magnifico blog e al Sig. Carlo Sabelli Fioretti, che mi danno ogni giorno la possibilità di scoprire cose nuove. Per esempio scopro l’esistenza di un certo Prodi specchio di imparzialità nella gestione dello stato Italiano. Pensa che io ero rimasto ad un Prodi gerente di affari di marca DC ai tempi della lottizzazione selvaggia. Poi mi pareva ci fosse un altro Prodi accusato quantomeno di gnorrismo quando, presidente della commissione europea, beccarono diversi portaborse con le mani in pasta mentre lui era impegnato a far la statua di sale (vedasi scandalo Eurostat). Ora ne salta fuori un altro di cui non avrei mai sentito parlare se non fossi passato di qua… Grazie, grazie e ancora grazie per arricchire in questo modo ineguagliabile la cultura di noi povero popolo ‘gnurant. E tanti auguri a noi.
da Giorgio Goldoni
Evviva, sul blog si parla di Israele. Tra sei mesi, stanchi di essere bombardati, gli Israeliani torneranno a Gaza, per evitare di essere massacrati. Lacrime vengono versate per i palestinesi, ma non si nomina mai il milione di profughi ebrei cacciati proditoriamente dai paesi arabi a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Io posso compiangere il popolo palestinese, ma devo condannare la banda di terroristi, addestrati dal KGB, che li ha tenuti in una morsa per decenni, e che ha impedito ogni processo di pace. Loro hanno, complici i creduloni americani, indossato la pelle d’agnello e si presentano in pubblico per una nuova legittimazione. Questa banda ha risucchiato tutte le enormi risorse che erano destinate alla popolazione, e ha provveduto a mettere in piedi la più grossa operazione di disinformazione che la giovane storia dei media ricordi (complice l’opinione pubblica internazionale). Questa banda ha permesso il proliferare del fondamentalismo di Hamas, a cui spesso un popolo disperato ha dovuto rivolgersi per sostegno.
da Michele Lo Chirco
Ricorderò sempre con affetto e devozione il primo (e ultimo) governo Prodi. Ero nell’anno del militare, allora, e qualche mese prima della scadenza dei 12 mesi, ci arrivò la felice notizia che era stata approvata la riduzione a 10 mesi del servizio di leva. Chi era già sotto la naja avrebbe goduto di una riduzione sostanziosa. E fu così che invece del 5 maggio 1997, ci congedammo allegramente il 14 aprile. Romano Prodi, facci sognare ancora!